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Rischi di un investimento nel fotovoltaico. PDF Stampa E-mail
Scritto da Emidio Rossi   
Venerdì 26 Febbraio 2010 14:12
Rischi di un investimento nel fotovoltaico.
Certificare conviene?

L'interesse dei Paesi Europei nel promuovere la crescita del settore fotovoltaico (in Italia attraverso il Conto Energia) si basava principalmente sull'esigenza di MIGLIORARE L'EFFICIENZA ENERGETICA con un competitivo utilizzo delle energie rinnovabili e quella di raggiungere gli accordi sulle emissioni di CO2 (Kioto).
Lo sviluppo crescente del Settore e delle installazioni è stato considerevole ed il FV è, relativamente in poco tempo, divenuto un ulteriore strumento finanziario con ritorni di un investimento iniziale ed i suoi rischi.
Considerato che l'inesauribile fonte, il sole, ha come unica pecca la sua imprevedibilità, molti dei rischi si concentrano quindi sull'istallazione,i suoi componenti ed il suo disegno. Quali i rischi quindi?
Rischi direttamente dipendenti dal progetto:
– Ritardo nei lavori e nella consegna
– Funzionamento non corretto del sistema
– Perdita di produzione di energia
– Riparazione e pezzi di ricambio
Rischi ambientali:
– Tormente
– Neve o Grandine
– Terremoti/Inondazioni
– Inquinamento o presenza eccessiva di polveri
Rischi di sicurezza sul lavoro :
– Scariche elettriche
– Incendi
– Elettricità statica
Rischi sicurezza della installazione:
– Furti
– Intrusioni
– Vandalismo

Perché Certificare?
Un paese come la Spagna che ha installato nel 2008 ben 2.647 MW e che negli ultimi anni ha investito molto nel Settore, divenendo così il secondo mercato in Europa dopo la Germania, affronta oggi problemi relativi alla redditività di questi investimenti.
Tra le principali cause riscontrate: problematiche tecniche relative ai singoli componenti, ma anche la qualità del progetto stesso; sostituzione di componenti con lunga attesa (e mancata produzione) dovuta alla disponibilità di pezzi di ricambio; zone d'ombra che limitano la produzione e danneggiano i moduli.
Quest'anno, durante la fiera a Valencia “EGETICA -Expò Energetica” la certificazione di qualità di una completa istallazione fotovoltaica è stato un tema che ha ricevuto forte interesse, soprattutto da parte di chi, come banche ed assicurazioni, finanziano ed assicurano l' investimento nel FV.
La certificazione consiste nel verificare che tutti i suoi elementi lavorino al meglio secondo le specifiche tecniche date dai produttori ed il disegno del progetto dell'azienda che istalla l'opera. Ciò significa, verifica delle prestazioni di tutti i moduli impegnati, dell'inversore o degli inversori se si tratta del caso; ed ancora prove sul cablaggio, sulla sicurezza del sistema, del suo isolamento e della sua protezione da eventuali pericoli naturali ed esterni.
Ma non sono i singoli prodotti già certificati?
In primo luogo, i prodotti che le aziende di installazione utilizzano sono sempre o nella maggior parte dei casi certificati da aziende specializzate, come ad esempio il certificato TÜV, ma si tratta di una certificazione a campione. Cioè, l'azienda produttrice manda a verificare un campione di circa 11 pezzi. Se la campionatura passa le prove ed il ciclo produttivo, il prodotto è considerato valido dall'azienda certificatrice, ma da quel momento la sua produzione di massa non passa altro test se non quello del produttore stesso.
Anche la certificazione CE funziona all'incirca nella stessa maniera anche se questa si ci assicura che eventuali danni dati da un mal funzionamento possano ricadere in Europa su responsabilità legali dell'azienda produttrice. Utile quindi nel caso di pratiche assicurative e di garanzia.
Le certificazioni TÜV e CE non accertano le specifiche tecniche del singolo prodotto utilizzato perciò il valore aggiunto maggiormente avvertito, nel momento della certificazione di una completa istallazione, è sicuramente dato dalle prove che si effettuano sui singoli elementi per verificare le caratteristiche tecniche date dal produttore; i prodotti vengono mandati presso un laboratorio o centro prove convenzionato, e “ritestati” uno per uno.
La certificazione di una intera installazione significa valorizzare tutto il progetto. Senza questa certificazione ci si affida unicamente alle capacità professionali di un installatore, invece durante il processo di certificazione una seconda azienda supervisiona l'intero progetto in via autonoma e disinteressata in ogni suo aspetto, considerando sicurezza, rendimento e tutti quei requisiti che regolano “tempo di ammortizzamento” e “ritorno dell'investimento” e quindi la qualità dell'istallazione.
La TÜV Rheinland Group, conosciuta azienda tedesca che da tempo certifica molti dei prodotti del solare attualmente sul mercato, propone una certificazione di tutto il progetto fotovoltaico.
Da tenere in considerazione: il costo della certificazione parte dal5% circa, ma dipende dal grado di certificazione che si richiede, e può essere considerato un deterrente nel momento della trattativa commerciale; è una intromissione al lavoro dell'installatore che sarà in quel modo supervisionato da una azienda esterna su concetti come qualità del sistema e del suo disegno; i costi sono dipendenti dalla vicinanza del progetto fotovoltaico a un Centro Convenzionato di sperimentazione, i costi logistici rendono molto costosa la certificazione.
Attualmente in Italia,la TÜV Rheinland Group non possiede alcun laboratorio e ciò non permette una diffusione della sua certificazione come in Spagna de in Germania dove si trovano strutture convenzionate.
Considerato il successo che sta riscontrando fino ad adesso il settore del fotovoltaico in Italia, tra i paesi più promettenti, non è da escludere che a breve l'azienda tedesca TÜV Rheinland trovi collaboratori “in loco” rendendo meno onerosa la sua certificazione.
 

Commenti 

 
#1 fabrizio moscariello 2010-12-11 11:52
Buongiorno a tutti,
sono il Responsabile Pianificazione Startegica di ICIM, ente di certificazione italiano tra i leader nel settore delle energie rinnovabili, accreditato a livello internazionale dall'IEC per la certificazione dei moduli fotovoltaici e dal CEN per il Solar KeyMark (sistemi e collettori solari).
Scrivo in notevole ritardo rispetto alla pubblicazione della ricerca per chiarire alcuni aspetti e rivendicare orgogliosamente come lo schema di certificazione per gli impianti proposto da ICIM (ed accreditato Accredia) è stato presentato al pubblico a Novembre 2009 durante EnerSolar+ a Milano (ma già "operativo" da inizio 2009), quindi in largo anticipo rispetto a quanto sviluppato dai tedeschi.
Premesso ciò, è importante sottolineare che nell'esempio da voi proposto si confonde l'attività di sole prove di laboratorio con la certificazione. Infatti, la certificazione richiede una valutazione documentale del progetto di produzione (FPC), il campionamento dei prodotti ed il test in laboratori accreditati, la verifica in azienda del sistema di gestione per verificare che il processo produttivo e l'azienda siano organizzate in maniera tale da mantenere costanti le caratteristiche della produzione, ed infine dalle visite di sorveglianza, che consentono di verificare nel tempo la permanenza di tutte queste condizioni (in determinati casi ed in funzione delle risultanze degli audits, possono essere richiesti test supplementari).
Fin qui il discorso legato alla certificaione di prodotto, mentre sulla certificazione di impianto, che ICIM fornisce da tempo anche ad istituizioni finanziarie all'interno dell'iter di valutazione di bancabilità del progetto, concordo con Lei che ci sono molti aspetti di criticità, e l'obiettivo del nostro schema certificativo va poprio nella direzione di garantire le parti sulla qualità dei materiali utilizzati, sulla qualità dei fornitori, sulla correttezza dell'installazione (con verifiche su materiali e sullo stato di avanzamento), proseguendo poi con il collaudo finale e le verifiche di mantenimento (correttezza delle attività di manutenzione, misure prestazionali di moduli per verificare il decadimento...).
Un ente di terza parte non è l'interlocutore scomodo che vuole rallentare le attività, bensì è colui che garantisce le parti su tempi, modalità, qualità e consegna del progetto. Lato costi: se consideriamo un impianto da 1MW (il cui costo è superiore ai 3 milioni di €),il costo per le attività di certificazione è irrisorio. La verifica della qualità dei materiali può essere infatti effettuata con diverse modalità (cosa che ICIM effettua regolarmente con piena soddisfazione dei clienti - sia privati sia banche), sempre salvaguardando la qualità della fornitura e dell'installato, che in nessun caso possono innalzare la quotazione fino a cifre che Lei ha menzionato.
Rimango a disposizione per eventuali approfondimenti in merito, certo di trovare in lei un interlocutore attento e curioso a scoprire come non sempre l'erba del vicino è più verde.
Cordiali saluti,

Fabrizio Moscariello
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