| Mercato oggi e domani nel Fotovoltaico: prospettive di business, qualità componenti e prezzi offerti |
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Mercato oggi e domani: prospettive di business, qualità componenti e prezzi offerti Partiamo da una considerazione ampiamente condivisa: “l'incentivazione serve da "motorino d'avviamento" ed ha l'effetto di sviluppare il business, ma il settore prima o poi dovrà avere la forza per una sua auto-sostenibilità” Oggi il settore evidenzia forti problematiche e contraddizioni che così possono riassumersi:
Oltre alle piccole e medie aziende specializzate, agli EPC strutturati, vediamo quali altre esemplificazioni d’attività ed i relativi servizi:
Le esperienze all’estero ci possono insegnare qualcosa? Poniamo sinteticamente a confronto le politiche e le scelte praticate da Paesi come Germania e Spagna (e le considerazioni che possiamo trarre come “consigli” per l’Italia):
Sulla base di quanto giù successo negli altri Stati potremmo, in generale, augurarci:
2. Prezzi e qualità NON è corretto parlare, per gli impianti fotovoltaici, di costo al kW; è un parametro fuorviante e tende a svalutare pesantemente qualsiasi riferimento a qualità, prestazioni, servizio Partiamo da alcuni “dati di base”: oggi si può realizzare un impianto di piccola/media taglia anche a 3800-4000 €/kW in maniera ottimale (o almeno buona). Parliamo di prezzi chiavi in mano cioè comprensivi di ingegneria, installazione e costruzione, oltre che di manutenzione ed assicurazione al primo anno di esercizio. Se poi saliamo con la taglia di impianto questi valori possono essere ancora sensibilmente ridotti. Questo perché negli ultimi dieci-dodici mesi c’è stato un decremento di oltre il 30-35% del costo del pannello che contribuisce per circa 55-60% al valore complessivo di impianto; se anche l'annunciata riduzione delle tariffe feed-in si portasse, a fine 2010, a valori pari al meno 10-15%, le stesse potrebbero essere bene assorbite dal mercato Prima importante considerazione: stiamo parlando di impianti (piccoli o grandi) che solo se "correttamente e pienamente" funzionanti possono garantire il pieno raggiungimento dei risultati finanziari diretti ed indiretti attesi. Considerazione che non si sposa con il proposito di ricercare la soluzione al risparmio; il risparmio ottenuto oggi, rispetto alla piena attenzione al rendimento del sistema, rischia di tradursi in un importante mancato guadagno (o maggiori costi di manutenzione) per tutti gli anni di vita dell'impianto stesso. Può valere lo slogan: qualità oggi significa risparmio e maggiori guadagni domani (per i vent'anni dell'incentivo). L'indicatore prezzo, in questo prodotto/investimento non deve essere determinante! Ciò che conta è la capacità di generare reddito. L’approccio di “ricerca concentrata sul risparmio”, prescindendo dai reali contenuti impiantistici e di contratto, potrà “costare” in modo significativo all'utente finale ed al settore in generale nei futuri anni di vita dell'impianto stesso. Tutto ciò per via sia della non qualità dei componenti (individuabile grazie ai sistemi di certificazione ed alle procedure di accettazione da fornitori, a supporto della rintracciabilità della componentistica), sia per le clausole contrattuali preventive per la realizzazione dell’impianto (criteri di montaggio, regole di cantiere, sicurezza, garanzie), non certo le rivalse sull’installatore occasionale o “prestato” al settore e domani chissà se e dove rintracciabile. Ricordiamo che i prezzi del chiavi in mano in Italia devono tener conto dei seguenti fattori:
Ulteriori considerazioni sui piccoli impianti FV: I costi di progettazione ed assistenza alle pratiche autorizzative pesano percentualmente di più sui piccoli impianti. Per questi, anche a seconda delle condizioni di vincoli presenti, le pratiche ed i tempi di ROI dell'investitore sono più lunghi ed "aleatori" se non ben supportati da aziende con idonei tecnici e progettisti; per questi impianti il mercato (quello tecnicamente ed eticamente corretto...) è caratterizzato da prezzi collocabili tra i 3.200-3.600 €/Kwp (in contesti infrastrutturali std, altrimenti i valori si alzano spostando in alto il BEP dello sviluppatore). Ma per gli stessi impianti, causa certi operatori (in situazioni critiche per stock invenduti, affanno nell'acquisizione di commessa, poco lavoro, difficoltà finanziarie...), si possono trovare prezzi incredibili, fino ai 2.600 ed i 2.700 €/kwp. Ma quali rischi in termini di non conformità esecutiva, impiantistica e di Lifecycle dei componenti ! Un prezzo troppo basso si porta dietro i seguenti rischi, per il cliente:
Perciò è positivo che le trattative si focalizzano sempre più sulla valutazione dell'affidabilità (la cosiddetta “bancabilità”) di materiali, sulle soluzioni proposte e sull'inserimento di clausole di garanzia di performance (sia per la sola realizzazione che per la successiva attività di O&M). In generale ciò che modifica i prezzi praticati dai piccoli e dai grandi impiantisti è il costo di acquisto dei prodotti ed il tempo dedicato alla cura della progettazione e della realizzazione. A livello realizzativo non c'è economia di scala. La grande aziende, come la piccola, utilizzerà per le realizzazioni (ovviamente vale per cantieri simili o assimilabili) un numero di giorni/uomo comparabili, con costi simili. D’altro canto un mercato caratterizzato da una progressiva calata dei prezzi è un indice positivo; c'è anche una maggiore consapevolezza dei clienti e delle aziende nel differenziare i prodotti. La scrematura, tra le aziende, è una conseguenza naturale dell'evoluzione del mercato e colpirà maggiormente chi non riuscirà a gestire il cambiamento e chi nel tempo non è riuscito a garantire ai clienti un livello di servizio adeguato Di contro, avendo come riferimento le tecnologie presenti oggi sul mercato, il futuro non potrà prevedere una discesa dei prezzi ancora così marcata. Ciò anche per le normative EU che richiederanno requisiti sempre più severi per la componentistica degli impianti. I costi per la qualificazione e la ricerca di soluzioni capaci di arginare il pericolo degli incendi ricadranno sui costi dei prodotti anche se poi a vantaggio dell'utente finale. Ciò potrebbe portare anche una scrematura de i prodotti asiatici rispetto a quelli giapponesi ed europei. 3. Regole e limiti per lo sviluppo del fotovoltaico a) Realizzazioni impiantistiche e allaccio ad Enel Il problema della saturazione e l’obsolescenza della rete elettrica rendono difficile l’immissione dell’energia prodotta dalle nuove centrali e i ritardi di allacciamento stanno causando delle perdite non programmate da parte degli investitori In alcune regioni dove è più agevole l'iter burocratico accade molto spesso che si faccia domanda di connessione alla rete e poi non si realizzi l'impianto. E questo provoca l'occupazione "teorica" della banda disponibile (è un sistema già adottato da parte di chi vuole solo risposte positive da parte dell’Enel: lo fa saturando di richieste una “certa” sottostazione con vari progetti di sua proprietá). Sulla base di ciò sarebbe più corretto prevedere una qualche regola per evitare sia lo stallo sia l’avere impianti solo "su carta", per esempio col decadimento del permesso se l'impianto non viene realizzato entro un determinato periodo. Anche se i gestori hanno "l'obbligo di connessione di terzi", quando sono in difficoltà (e.g. slot occupati), trovano vari modi per dissuadere/ritardare le connessioni, con grave danno per i produttori. Ma gli indennizzi previsti per ogni giorno di ritardo possono risultare decisamente irrisori soprattutto nel caso di impianti di una certa taglia. 2. Impianti su terreno o su tetto? Avere un terreno che produce solo energia elettrica è una forzatura "etica". Occorrerebbe utilizzare solo i terreni cosiddetti "marginali" (con una bassa produttività). Qualcuno calcola in oltre 20000 MW la potenza teorica che si potrebbe ottenere realizzando impianti FV sul 1% dei terreni incolti o a scarso rendimento agricolo. Sottrarre terreno all'agricoltura è un controsenso: si dovrebbe sempre più perseguire l'obiettivo di ottenere vantaggi senza penalizzare altri potenziali settori economici Oppure si potrebbero utilizzare i sistemi ad "inseguimento" (con una ridotta base d'appoggio) al fine di poter ancora coltivare prodotti agricoli nella parte sottostante. Via libera anche alle serre fotovoltaiche come forma di coesistenza energetico-agricola. Il depauperamento delle risorse agricole è un aspetto importante. Come alternativa auspicabile all’impianto su terreno coperto da un impianto fotovoltaico, si dovrebbe utilizzare “ogni” tetto di ogni immobile, privato e pubblico. Vanno incentivate anche le pensiline per parcheggi FV, l'integrazione architettonica con moduli in film sottile, o altri esempi virtuosi (le barriere antirumore fotovoltaiche). Il vero futuro del fotovoltaico dovrebbe portarsi sullo sviluppo di impiego nella logica della generazione distribuita come “soluzione ottimale”; l’impianto FV dovrebbe concretizzarsi in localizzazioni quanto più prossime alla fonte di consumo. Sviluppando la generazione “produzione distribuita” su impianti anche di media taglia. Per l'autoconsumo non dovrebbero esserci limitazioni, anche se su valori è di 50-100 o 200 Kw (casi di impianti, frantoi, prime lavorazioni), per impianti a terra, mentre non dovrebbero essercene proprio per impianti su strutture. Oppure (occorrerebbe) dimensionare l'impianto con la possibilità di usare il 70% dell'energia prodotta e cedere il restante 30%. Ma l'impianto FV a terra è un impianto ideale per la grossa società per realizzare grandi profitti. Ciascuna investe col solo proposito di contenere al massimo i costi, nell'obiettivo (legittimo) di massimizzare i profitti. Il risultato è che essendoci parecchia offerta di terreni, le soluzioni più costose vengono evitate. Tra le fonti e i contributi utilissimi alla creazione di questo articolo citiamo:
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