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Mercato oggi e domani nel Fotovoltaico: prospettive di business, qualità componenti e prezzi offerti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercato oggi e domani: prospettive di business, qualità componenti e prezzi offerti

Partiamo da una considerazione ampiamente condivisa:
“l'incentivazione serve da "motorino d'avviamento" ed ha l'effetto di sviluppare il business, ma il settore prima o poi dovrà avere la forza per una sua auto-sostenibilità”

Oggi il settore evidenzia forti problematiche e contraddizioni che così possono riassumersi:
  1. 1) le riduzioni (possibili) degli incentivi e le implicazioni sul mercato e sulla capacità d’adeguamento delle aziende
  2. politiche di prezzi su impianti funzionanti che rispecchiano forti discrepanze rispetto alla qualità dei componenti ed affidabilità ed alla producibilità reale degli stessi. L’accresciuta capacità di discernimento da parte dei committenti rispetto alla “garanzia” dell'efficacia (dell’impianto) e rispetto alle garanzie proiettate sul lungo periodo. Ciò deve (o dovrebbe) rappresentare un “controaltare” rispetto alle basse barriere d'ingresso che richiamano operatori non sempre esperti attratti però dalla redditività del settore e da politiche di prezzo illogiche
  3. le disuniformità territoriali del regime autorizzativo


1. Non c’è un unico modello di Business :

La segmentazione del settore: è riconducibile verso tre tipi di clienti diversi (impianti domestici, impianti industriali e centrali); e ciò obbliga le relative aziende a fornire servizi e risposte del tutto differenti, ciascuna caratterizzata da costi dei componenti diversi, da attività diverse e da una conseguente specifica redditività. Nella progressiva riduzione degli incentivi, l'interesse speculativo s’attenuerà e uno dei mercati in grado di sostenersi sarà quello delle installazioni medio piccole fondate sullo scambio sul posto.
Per questo business il modello dovrebbe essere quello di un servizio completo al cliente finale, dal progetto al sistema e all'assistenza.
A questo fine le aziende dovranno essere opportunamente strutturate per "coprire il territorio" direttamente o tramite partner professionali. Questo porterà ad un’importante selezione degli operatori, con un interessante spazio per gli energy providers o le aziende di servizio energetico
D’altro canto una “vera” crescita è possibile allorché vi è specializzazione.

Oltre alle piccole e medie aziende specializzate, agli EPC strutturati, vediamo quali altre esemplificazioni d’attività ed i relativi servizi:
  1. opportunità per l’azienda capace di fornire servizi chiavi in mano ad aziende edilizi e costruttrici di opere civili; servizi quali soluzioni green a 360 gradi, fotovoltaico, domotica, abilitazione dell’edificio (certificazione e diagnosi energetica): ciò richiede competenze differenti e una forte integrazione con il tessuto sociale locale (PAL, Costruttori edili, ..).
  2. opportunità per piccole aziende edili capaci di affrontare le piccole installazioni fotovoltaiche per il mercato residenziale, capaci di “assiemare e coordinare” l’impresa elettrica, lo studio tecnico, l’architetto, capace di gestire il coordinamento, di non discostarsi dal preventivo, di presidiare tutti i problemi di qualità 
  3. opportunità per architetti e design italiani per fare del green un baluardo del made in Italy: si pensi ad oggetti di qualità e dal design accattivante “tradotti” in green: dove green significa un oggetto, un bene costruito in modo tale che, giunto alla fine del suo ciclo di vita, può essere smaltito in modo ottimizzato e più green
Tutto ciò è avvalorato dal fatto che:
  1. l'installazione fotovoltaica è tecnicamente complessa e con diversi gradi di libertà per il progettista: riguardo sia la progettazione di per sé, sia la selezione della tecnologia del pannello, sia la selezione dei materiali e degli accessori . Di solito il committente "mediamente informato" non è in grado di partecipare efficacemente al processo di progettazione e di scelta dei materiali (e quindi del rapporto costo/qualità che ne consegue)
  2. l'accesso al Conto Energia richiede una serie di adempimenti onerosi in termini di tempi, costi ed impegno per interfacciarsi con molteplici attori . Anche in questo caso il committente "mediamente informato" ha necessità di essere adeguatamente supportato da persone che sono in grado di portare avanti le pratiche autorizzative.

Le esperienze all’estero ci possono insegnare qualcosa?

Poniamo sinteticamente a confronto le politiche e le scelte praticate da Paesi come Germania e Spagna (e le considerazioni che possiamo trarre come “consigli” per l’Italia):


Tema

Germania

Spagna

Italia

Incentivi

Hanno adottato una decrescita graduale.

Incentivi, non sussidi

Taglio drastico dei FIT e crollo della filiera FV agli inizi del 2009

No al taglio drastico ma solo progressivo dei FIT. Cambiamenti da annunciare in forte anticipo.

Tecnologie

 

Forti sviluppi nell’innovazione e creazione di nuove aziende e posti di lavoro

 

Andrebbero definiti obiettivi chiari, andrebbero sviluppati nuovi know how.

Politiche di sviluppo

 

 

Il mercato va sviluppato anche verso l’estero (diversificazione)

Autorizzazioni

Legge chiara, sintetica e poco interpretabile

 

Puntare a tempi stretti; “superare” i costi pesanti delle autorizzazioni




Sulla base di quanto giù successo negli altri Stati potremmo, in generale, augurarci:
  • Una public policy che imponesse, per i grandi impianti, una quota di energia alternativa per le utilities (oltre che incentivi meno “importanti”)
  • Una pressione a ridurre i costi conseguente non solo dalla speculazione short term, quanto dalla necessità di raggiungere la grid parity (parità di costo tra energia prodotta da fonti rinnovabili e fonti non rinnovabili), con grande senso d'urgenza. La pressione sui costi proverrebbe dalla domanda e non dalla speculazione.
  • Le FIT potrebbero continuare nell’azione di sostegno verso gli impianti residenziali e di piccole dimensioni. Potrebbero incentivare le installazioni sui tetti, le soluzioni di “autoconsumo”. Questa politica rifletterebbe meglio una coscienza "green."
 
2. Prezzi e qualità

NON è corretto parlare, per gli impianti fotovoltaici, di costo al kW; è un parametro fuorviante e tende a svalutare pesantemente qualsiasi riferimento a qualità, prestazioni, servizio

Partiamo da alcuni “dati di base”:
oggi si può realizzare un impianto di piccola/media taglia anche a 3800-4000 €/kW in maniera ottimale (o almeno buona). Parliamo di prezzi chiavi in mano cioè comprensivi di ingegneria, installazione e costruzione, oltre che di manutenzione ed assicurazione al primo anno di esercizio.
Se poi saliamo con la taglia di impianto questi valori possono essere ancora sensibilmente ridotti.
Questo perché negli ultimi dieci-dodici mesi c’è stato un decremento di oltre il 30-35% del costo del pannello che contribuisce per circa 55-60% al valore complessivo di impianto;
se anche l'annunciata riduzione delle tariffe feed-in si portasse, a fine 2010, a valori pari al meno 10-15%, le stesse potrebbero essere bene assorbite dal mercato

Prima importante considerazione: stiamo parlando di impianti (piccoli o grandi) che solo se "correttamente e pienamente" funzionanti possono garantire il pieno raggiungimento dei risultati finanziari diretti ed indiretti attesi.

Considerazione che non si sposa con il proposito di ricercare la soluzione al risparmio; il risparmio ottenuto oggi, rispetto alla piena attenzione al rendimento del sistema, rischia di tradursi in un importante mancato guadagno (o maggiori costi di manutenzione) per tutti gli anni di vita dell'impianto stesso.
Può valere lo slogan: qualità oggi significa risparmio e maggiori guadagni domani (per i vent'anni dell'incentivo).
L'indicatore prezzo, in questo prodotto/investimento non deve essere determinante!
Ciò che conta è la capacità di generare reddito.


L’approccio di “ricerca concentrata sul risparmio”, prescindendo dai reali contenuti impiantistici e di contratto, potrà “costare” in modo significativo all'utente finale ed al settore in generale nei futuri anni di vita dell'impianto stesso.
Tutto ciò per via sia della non qualità dei componenti (individuabile grazie ai sistemi di certificazione ed alle procedure di accettazione da fornitori, a supporto della rintracciabilità della componentistica), sia per le clausole contrattuali preventive per la realizzazione dell’impianto (criteri di montaggio, regole di cantiere, sicurezza, garanzie), non certo le rivalse sull’installatore occasionale o “prestato” al settore e domani chissà se e dove rintracciabile.

Ricordiamo che i prezzi del chiavi in mano in Italia devono tener conto dei seguenti fattori:
  • la qualità dei moduli e degli inverter (i prezzi come per tutti i prodotti sono molto diversi in funzione della qualità e del luogo di produzione)
  • la durata della garanzia dei prodotti (si va dai 2 anni di legge fino a 10 anni) 
  • la sicurezza nel cantiere (molte aziende “economizzano” sui sistemi di sicurezza mettendo a rischio la vita degli operai e rischiando in propria persona. Ricordiamo che la legge prevede la responsabilità diretta anche del cliente per eventuali incidenti in cantiere, se non vengono rispettate le norme. Quindi attenzione! ) 
  • la qualità della progettazione dedicata al sito. Una buona progettazione può far ottenere migliori prestazioni fino al +5% / +10%. Viceversa non poche aziende di installazione riutilizzano progettazioni standard per tanti loro clienti

Ulteriori considerazioni sui piccoli impianti FV:
I costi di progettazione ed assistenza alle pratiche autorizzative pesano percentualmente di più sui piccoli impianti. Per questi, anche a seconda delle condizioni di vincoli presenti, le pratiche ed i tempi di ROI dell'investitore sono più lunghi ed "aleatori" se non ben supportati da aziende con idonei tecnici e progettisti; per questi impianti il mercato (quello tecnicamente ed eticamente corretto...) è caratterizzato da prezzi collocabili tra i 3.200-3.600 €/Kwp (in contesti infrastrutturali std, altrimenti i valori si alzano spostando in alto il BEP dello sviluppatore). Ma per gli stessi impianti, causa certi operatori (in situazioni critiche per stock invenduti, affanno nell'acquisizione di commessa, poco lavoro, difficoltà finanziarie...), si possono trovare prezzi incredibili, fino ai 2.600 ed i 2.700 €/kwp.
Ma quali rischi in termini di non conformità esecutiva, impiantistica e di Lifecycle dei componenti !

Un prezzo troppo basso si porta dietro i seguenti rischi, per il cliente:
  • materiale di bassa qualità (moduli e inverter)
  • decadimento di producibilità più accelerato, rispetto alle specifiche espresse dal produttore dei moduli
  • maggiori perdite per ombreggiamenti mal gestiti
  • realizzazioni (ancoraggi) che possono recare problemi alle coperture esistenti (es. infiltrazioni)
  • finiture di bassa qualità (per esempio parti di metallo ossidabile)
  • bassa probabilità di reperire pezzi di ricambio negli anni (solo i fornitori più accreditati danno buone garanzie) 
  • poca attenzione alla norme della sicurezza sul cantiere

Perciò è positivo che le trattative si focalizzano sempre più sulla valutazione dell'affidabilità (la cosiddetta “bancabilità”) di materiali, sulle soluzioni proposte e sull'inserimento di clausole di garanzia di performance (sia per la sola realizzazione che per la successiva attività di O&M).

In generale ciò che modifica i prezzi praticati dai piccoli e dai grandi impiantisti è il costo di acquisto dei prodotti ed il tempo dedicato alla cura della progettazione e della realizzazione.
A livello realizzativo non c'è economia di scala. La grande aziende, come la piccola, utilizzerà per le realizzazioni (ovviamente vale per cantieri simili o assimilabili) un numero di giorni/uomo comparabili, con costi simili.

D’altro canto un mercato caratterizzato da una progressiva calata dei prezzi è un indice positivo; c'è anche una maggiore consapevolezza dei clienti e delle aziende nel differenziare i prodotti.
La scrematura, tra le aziende, è una conseguenza naturale dell'evoluzione del mercato e colpirà maggiormente chi non riuscirà a gestire il cambiamento e chi nel tempo non è riuscito a garantire ai clienti un livello di servizio adeguato

Di contro, avendo come riferimento le tecnologie presenti oggi sul mercato, il futuro non potrà prevedere una discesa dei prezzi ancora così marcata. Ciò anche per le normative EU che richiederanno requisiti sempre più severi per la componentistica degli impianti. I costi per la qualificazione e la ricerca di soluzioni capaci di arginare il pericolo degli incendi ricadranno sui costi dei prodotti anche se poi a vantaggio dell'utente finale. Ciò potrebbe portare anche una scrematura de i prodotti asiatici rispetto a quelli giapponesi ed europei.


3. Regole e limiti per lo sviluppo del fotovoltaico

a) Realizzazioni impiantistiche e allaccio ad Enel
Il problema della saturazione e l’obsolescenza della rete elettrica rendono difficile l’immissione dell’energia prodotta dalle nuove centrali e i ritardi di allacciamento stanno causando delle perdite non programmate da parte degli investitori
In alcune regioni dove è più agevole l'iter burocratico accade molto spesso che si faccia domanda di connessione alla rete e poi non si realizzi l'impianto. E questo provoca l'occupazione "teorica" della banda disponibile (è un sistema già adottato da parte di chi vuole solo risposte positive da parte dell’Enel: lo fa saturando di richieste una “certa” sottostazione con vari progetti di sua proprietá).
Sulla base di ciò sarebbe più corretto prevedere una qualche regola per evitare sia lo stallo sia l’avere impianti solo "su carta", per esempio col decadimento del permesso se l'impianto non viene realizzato entro un determinato periodo.

Anche se i gestori hanno "l'obbligo di connessione di terzi", quando sono in difficoltà (e.g. slot occupati), trovano vari modi per dissuadere/ritardare le connessioni, con grave danno per i produttori. Ma gli indennizzi previsti per ogni giorno di ritardo possono risultare decisamente irrisori soprattutto nel caso di impianti di una certa taglia.

2. Impianti su terreno o su tetto?
Avere un terreno che produce solo energia elettrica è una forzatura "etica". Occorrerebbe utilizzare solo i terreni cosiddetti "marginali" (con una bassa produttività). Qualcuno calcola in oltre 20000 MW la potenza teorica che si potrebbe ottenere realizzando impianti FV sul 1% dei terreni incolti o a scarso rendimento agricolo. Sottrarre terreno all'agricoltura è un controsenso: si dovrebbe sempre più perseguire l'obiettivo di ottenere vantaggi senza penalizzare altri potenziali settori economici
Oppure si potrebbero utilizzare i sistemi ad "inseguimento" (con una ridotta base d'appoggio) al fine di poter ancora coltivare prodotti agricoli nella parte sottostante. Via libera anche alle serre fotovoltaiche come forma di coesistenza energetico-agricola.
Il depauperamento delle risorse agricole è un aspetto importante.
Come alternativa auspicabile all’impianto su terreno coperto da un impianto fotovoltaico, si dovrebbe utilizzare “ogni” tetto di ogni immobile, privato e pubblico. Vanno incentivate anche le pensiline per parcheggi FV, l'integrazione architettonica con moduli in film sottile, o altri esempi virtuosi (le barriere antirumore fotovoltaiche).
Il vero futuro del fotovoltaico dovrebbe portarsi sullo sviluppo di impiego nella logica della generazione distribuita come “soluzione ottimale”; l’impianto FV dovrebbe concretizzarsi in localizzazioni quanto più prossime alla fonte di consumo. Sviluppando la generazione “produzione distribuita” su impianti anche di media taglia.
Per l'autoconsumo non dovrebbero esserci limitazioni, anche se su valori è di 50-100 o 200 Kw (casi di impianti, frantoi, prime lavorazioni), per impianti a terra, mentre non dovrebbero essercene proprio per impianti su strutture. Oppure (occorrerebbe) dimensionare l'impianto con la possibilità di usare il 70% dell'energia prodotta e cedere il restante 30%.

Ma l'impianto FV a terra è un impianto ideale per la grossa società per realizzare grandi profitti. Ciascuna investe col solo proposito di contenere al massimo i costi, nell'obiettivo (legittimo) di massimizzare i profitti. Il risultato è che essendoci parecchia offerta di terreni, le soluzioni più costose vengono evitate.
 
 
 
 
 
Tra le fonti e i contributi utilissimi alla creazione di questo articolo citiamo:


 

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