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Fotovoltaico: direttrici di sviluppo e gli attori nel mercato. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ing. Franco Gabrielli   
Domenica 27 Giugno 2010 08:49

1: PREMESSA

A. Incentivi.
Decisamente interessanti e necessari a supporto delle sviluppo del settore: in termini  finanziari (tasso rendimento interno superiore al 6-7%), è un’opportunità decisamente appetibile. Per gli operatori affermati (e consolidati) quali gli EPC, le Esco, i grandi-medi installatori, le prospettive, in attesa della conferma della riduzione degli incentivi, risulteranno meno positive rispetto a quelle del 2010 ma sempre interessanti, almeno per i primi due quadrimestri 2011.


B. Allacciamenti rete-impianti Fv-Eoloci
Al calo degli incentivi s’affiancano le complessità /eterogeneità territoriali legislative e le difficoltà d’allacciamento dei grossi impianti alla rete Enel.

La spinta a realizzare i grossi impianti non è certo facilitata sia dalla non adeguatezza delle grosse dorsali di trasporto-distribuzione di energia elettrica (Terna) sia dalle difficoltà e dai tempi lunghi per l’interconnessione alle stesse dei punti di produzione (parchi Fv ed eolici). Difficoltà evidenti e crescenti nel soddisfare le richieste d’allaccio (anche dopo l’ottenimento delle Autorizzazioni).

Il problema della saturazione e l’obsolescenza della rete elettrica rendono sempre più difficile l’immissione dell’energia prodotta dalle nuove centrali FV ed eoliche e i ritardi di allacciamento stanno causando delle perdite non programmate da parte degli investitori.
Per “proteggersi”, in alcune regioni dove è più agevole l'iter burocratico, alcuni hanno spesso fatto domanda di connessione alla rete e poi non realizzare l'impianto. Una sorta di occupazione "teorica" della banda disponibile (è un sistema già adottato da parte di chi vuole solo risposte positive da parte dell’Enel: lo fa saturando di richieste una “certa” sottostazione con vari progetti di sua proprietá). Un sistema da contrastare, magari prevedendo il decadimento del permesso se l'impianto non viene realizzato entro un determinato periodo.

Le politiche di spesa e d’investimento di Enel, pur se in presenza dei vincoli legislativi per la stessa Enel, mal si coniugano con le esigenze di collegamento degli “sparpagliati” grossi parchi FV (è così anche per quelli eolici) rispetto alle future (anche se non augurabili) localizzazioni delle centrali nucleari; spinte queste anche da Enel per i logici vantaggi:
produzioni a singhiozzo (impianti E. R. caratterizzati da andamenti produttivi diversi in termini stagionali), da una parte, produzioni sicure e costanti nella giornata e nell’anno, oltrepiù “concentrate” in un unico punto-sito produttivo (la centrale nucleare) e di raccolta, con uniche tratte di trasporto.

Un domani risulteranno quindi privilegiati i siti prossimi alle grosse linee di collegamento Sud-Nord non lontani dal sito nucleare.
L’allaccio, la raccolta ed il trasporto d’energia costa notevolmente ad Enel: nuove tratte da fare o potenziare, nuovi collegamenti secondari verso le zone per gli allacci (cabine, trasformatori, cavi, tralicci, isolatori e costruzione). In termini economici (e di mercato), per Enel, “raccogliere” le produzioni (relative ai campi FV o eolici) significa confrontarsi negativamente (in termini di prezzo) rispetto alle condizioni vantaggiose d’acquisto ottenibili da altre fonti (all’estero). Acquisti pianificati e decisi per quantità e momento, rispetto agli  acquisti (da impianti E. R.) imposti per legge e oltre più altalenanti (stagionalità, notte-giorno).

C. Collocazione degli impianti
Partiamo da una considerazione realistica:
i grossi impianti FV a terra rappresentano la soluzione ideale per la grossa società che vuole/deve realizzare grossi utili. Ogni azienda investe col proposito di contenere al massimo i costi (e quindi anche quelli dell’affitto del terreno) nell'obiettivo di ottenere importanti profitti. Essendoci parecchia offerta di terreni, le soluzioni più costose vengono, possibilmente, evitate.

Valutiamo i vincoli (augurabili e non aggirabili) nell’utilizzo dei terreni per le coltivazioni. Vincoli capaci di contrastare il potenziale depauperamento delle risorse agricole.
Avere un terreno che produce “solo” energia elettrica è una forzatura "etica". Occorrerebbe utilizzare solo i terreni cosiddetti "marginali" (a bassa produttività agricola). Qualcuno ha calcolato in oltre 20000 MW la potenza teorica che si potrebbe ottenere realizzando impianti FV sul 1% dei terreni incolti o a scarso rendimento agricolo.

Vediamo, anche se in linea generale, le “soluzioni alternative” all’occupazione delle grosse estensioni agricole:

  • spingere/incentivare lo sviluppo delle serre fotovoltaiche (come forma di coesistenza energetico-agricola). Le scelte vanno soppesate e l’impostazione legislativa a supporto dell’incentivazione va ben impostata, contenendo il più possibili le scelte o speculative o dei “furbi”.

In questo senso già s’intravedono i rischi “rapportati” ai grossi investimenti Fv “travestiti da serre”.
Disequilibrio tra le esigenze ind.li (serre con molti MW, accompagnate dall’avvio-gestione di attività agricole formalmente ok ma di dubbia credibilità operativo-realizzativo). Ok per le piccole-medie serre fino a 100-200 Kw (vedi anche la propositività evidenziata in certe cronache), cautela e fissazione di un max pari ad 1 Mw.

  • auspicabile un forte sviluppo (perché non maggiormente incentivato?) dell’impianto fotovoltaico su“ogni” tetto di ogni immobile, privato e pubblico.  Tetti e o facciate. Meglio se in un’ ottica architettonica a “scarsa visibilità” (facciate con pareti degli edifici realizzate con sistemi FV a film o con materiali vetrosi/o ceramici. Quest’ultime soluzioni sono fonte di forte impegno/sviluppo tecnologico per il futuro)
  • altre soluzioni minori quali i sistemi ad "inseguimento" (con una ridotta base d'appoggio) al fine di poter ancora coltivare prodotti agricoli nella parte sottostante, le pensiline per parcheggi FV, l'integrazione architettonica con moduli in film sottile, o altri esempi virtuosi (le barriere antirumore fotovoltaiche).
  • riteniamo però importante e strategico lo sviluppo del fotovoltaico nella logica della Smart grid, con la cosiddetta generazione distribuita;

per l'autoconsumo non dovrebbero esserci limitazioni (anche con impianti a terra), anche se su valori è di 50-100 o 200 Kw (per l’alimentazione dei propri impianti, macchinari). In alternativa la scelta di dimensionare l'impianto con la possibilità di usare il 70% -80% dell'energia prodotta e cederne il restante (la condizione per non rimetterci).

  • sviluppo dei piccoli impianti 3-10 Kw , a cura dei privati



2. Ipotesi di sviluppo (mercato) ed imprese installatrici

In generale la segmentazione del settore è riconducibile verso le seguenti (principali) tipologie di clienti: impianti domestici o privati, medi e grossi impianti industriali e parchi FV. Ciascun segmento richiede contenuti e servizi diversi; in base alle dimensioni ed alle complessità dell’impianto; variano i costi dei relativi componenti e d’impianto, le attività (progettative, installative, di allacciamento alla rete), la complessità dei sistemi autorizzativi, di conseguenza la redditività di commessa.

Tralasciando le piccole e medie aziende che hanno già raggiunto un buon grado di specializzate e “maturità” nel settore, gli EPC strutturati, le ES.CO,
vogliamo analizzare i possibili altri attori che vogliono cimentarsi nel settore fotovoltaico. Tra questi:

a) le imprese di costruzione: già attrezzate per i “loro” business (per dimensione, per capacità di gestire la contrattualistica, per un proprio potere d’acquisto, capaci di gestire progetti – commesse, aventi la capacità di gestire con efficacia il cantiere, ecc), ma che utilizzeranno professionisti e specialisti (progettisti, esperti nelle pratiche autorizzative nel FV)

b) le aziende specializzate capaci di fornire servizi chiavi in mano (fotovoltaico, domotica, diagnosi e certificazione energetica) ad aziende edilizie costruttrici (opere civili).

c) Le piccole aziende edili capaci di realizzare (autonomamente) i piccoli impianti FV per il mercato residenziale; che devono però “attrezzarsi” per “assiemare e coordinare” (richiamiamo la presenza di un Project manager con le adeguate competenze e tecniche e gestionali) l’impresa elettrica, il progettista FV, l’architetto, gestire il coordinamento, non discostarsi dal preventivo, presidiare tutte le problematiche di qualità

d) Infine le piccole realtà artigiane o gli installatori. Rappresentate, oggi, da piccoli imprenditori locali realizzatori di piccoli – medi impianti che operano nelle seguente condizioni:

  • impossibilità o comunque grossa “fatica a stare” nel giusto rapporto remuneratività /qualità totale d’impianto.
  • spesso attivo grazie ad un rapporto di fiducia che fa leva sulla “sola” conoscenza diretta – personale del cliente (sempre + “attrezzato” e smaliziato nel valutare e mettere a confronto le diverse offerte).Ed il rapporto di fiducia  “perderà peso” in termini di “motivazione” all’acquisto (clienti sempre più attenti ai “contenuti” sul piano delle soluzioni tecnico-impiantistiche, ai servizi correlati)
  • capace di esprimere una “qualità” delle offerte, anche apparentemente vantaggiose sul piano economico, ma approssimative (sul piano dalla comparazione tecnico-prestazionale dei componenti, della “trasparenza” di quello economico-finanziario), generiche sul piano dei contenuti, delle garanzie in termini di assistenza, manutenzioni, contrattualistica; destinate quindi a trovare sempre meno spazio.

E quindi realtà non attrezzate al:

  • project management
  • agli acquisti (piccole quantità, difficoltà di sviluppare valutazioni comparate)
  • deboli sul piano sviluppo – crescita; non c’è, per moltissimi, brand o riconoscibilità, affidabilità – durabilità d’impresa ; sono quindi “carenti di affidabilità” per poter realizzare un bene che richiede, dopo, assistenza e manutenzione e un domani “smaltimento”
  • deboli sul piano commerciale (offerte “generaliste”, in ambito “tecnico” e sul piano della contrattualistica)
  • interlocutore-fornitore individuabile come “a forte rischio”: come imposta e gestisce il cantiere, la sicurezza, ha tutte le competenze (e quali sono quelle “elettriche ed elettroniche” ?) per “garantire” al cliente attento/ meticoloso?

Individuabile come “esecutore” e/o “propositore” di quel che conosce, non interlocutore capace di “dimostrare” le proposte come le “migliori” o le più adeguate, in senso generale.

Considerazioni supportate anche dal fatto che:

a) l'installazione fotovoltaica è sufficientemente complessa sul piano tecnico e richiede uno specialista sia per la progettazione, sia per la selezione della tecnologia dei moduli, sia la selezione degli accessori . E di solito il committente "medio" non è in grado di partecipare nelle fasi progettative e nella scelta dei materiali (e quindi del rapporto costo/qualità che ne consegue)

b) l'accesso al Conto Energia richiede una serie di adempimenti impegnativi (tempi, costi e capacità per interfacciarsi con vari interlocutori. Anche in questo caso il committente "medio" ha necessità di essere “aiutato” da persone capaci di portare avanti le pratiche autorizzative.

E quindi quali spazi, quali passi per superare limiti e difficoltà da parte delle piccole imprese? Se aggiungiamo che dovranno – potranno strutturarsi anche per "coprire il territorio" in modo più ampio, le alternative per la sopravvivenza o per costruire il proprio sviluppo “produrranno” o un’importante e “logica” selezione degli operatori, o la spinta a ricercare strade e soluzioni di aggregazione.


3. Possibili soluzioni di aggregazione per i piccoli-medi installatori: le reti di networking

Possiamo pensare a modelli organizzativi capaci di “aiutare” questa grandissima parte di attori (in un certo senso i migliori clienti dei tanti distributori di moduli Fv ed inverter e dei pochi Costruttori italiani di moduli fotovoltaici?):

La sopravvivenza e meglio lo sviluppo dei piccoli impiantisti potrebbe “passare” attraverso  momenti aggregativi, quali i consorzi o il coinvolgimento in “imprese a rete”.
Sulla base di questa ipotesi l’aggregato menzionato potrebbe interpretare un ruolo di soggetti (piccole, piccolissime realtà) in grado di:

  • offrire capacità tecnico-installative, garanzie, coperture di ampie aree territoriali, offrendo un’insieme di attività complementari (progettazione, installazione impianto FV, lavori edili, impiantistica complementare ecc.) sulla base di uno stretto collegamento (diretto e o indiretto) a gruppi d’acquisto/distribuzione componenti, ecc
  • una presenza commerciale generata da una visibilità costruita e conquistabile (tramite mkt, comunicazione, iniziative di supporto), con un brand da sviluppare e progressivamente riconoscibile/riconosciuto.
  • Poter contare anche sul supporto di servizi legali, tecnici, ecc. e comunque di competenze capaci di evidenziare come il prezzo sia frutto di economicità d’impresa non di evidente scarsa o limitata “qualità” della soluzione proposta.


“Soggetti” imprenditoriali costituiti da attori diversi, con interessi non contrastanti, con chiarezza d’intenti “strategici” convinti che un intreccio “ragionato” tra partners e reciproco supporto-apporto valga ben di più di una specifica e singola presenza sul mercato, vincolata a prospettive incerte, diseconomie, limiti, ecc.

Soggetti capaci di elaborare proposte ed offerte commerciali caratterizzate da:

  • i pannelli giusti per “quella” soluzione, potendo disporre di alcune marche di mono e policristallino e di più fornitori nel film sottile. Soluzioni corroborate, ciascuna, dai vantaggi-svantaggi caratteristici, producibilità, limiti di garanzia, messe tra loro in modo comparato
  • Idem per gli inverter
  • Capacità di proporre (al cliente) piani economico-finanziario equilibrati, chiari, verificabili e adatti alla simulazione del cliente finale (critico verso metodologie ottimistiche e viceversa interessato ad elaborazioni cautelative)
  • La descrizione delle modalità installative, delle regole e procedure adottate in ordine alla Sicurezza sul cantiere 
  • Una chiara articolazione delle Garanzie, delle modalità di assistenza e manutenzione, della gestione della ricambistica agile – veloce
  • Sistemi (alternativi, per prestazioni ed efficacia) proposti per contrastare i furti e le manomissioni  (p.d.f. / p.d.d. e prezzi diversi)
  • Sistemi di monitoraggio della producibilità e della segnalazione immediata dei guasti

 

4. Le imprese a rete: caratteristiche organizzative rigide o sistemi aperti o semiaperti?

VEDI: “contratto di rete” è già vigente, essendo stato introdotto, nel nostro ordinamento, dalla L. 99/2009, art. 1, c. 4 ter.

A. Vediamone una veloce rappresentazione.

  • è un soggetto a partita iva che vede l’aggregazione di un certo numero di piccole realtà, con l’obiettivo di sommare i vantaggi derivanti dall’integrazione verticale (stessa commessa con più attori) o orizzontale (attività dirette ed indirette) o mossa da obiettivi di volumi (accessibilità a commesse di una certa dimensione, altrimenti preclusa). Ai soggetti attivi (le imprese che si sono aggregate, in base a scelte ed obiettivi comuni e condivisi) possono affiancarsi figure professionali specialistiche (altrimenti utilizzate solo in modo frammentario) capaci di sviluppare azioni di marketing-comunicazione, di gestire gli acquisti in ottica di gruppo, di sviluppare e coprire attività tecniche avanzate, poliedriche a supporto di una capacità, verso i potenziali clienti, a rispondere e a proporre soluzioni ad hoc, oltre alla progettazione esecutiva ad alto livello.
  • All’interno dell’ambito Energie Rinnovabili i soggetti possono essere rappresentati da uffici tecnici (minori), elettricisti, tecnici specialisti per attività di progettazione, di risparmio energetico, di certificazione, idraulici (solare termico, pompe di calore geotermia), piccole imprese edili dedicate ad interventi di contenimento energetico, ecc.
  • Capace di costruire le condizioni per l’ottenimento di indubbi vantaggi in termini capacità-sviluppo d’imprenditorialità e concorrenzialità (vedi altre nostre considerazioni)
  • Con un costo di partecipazione sia in termini di quota fissa, sia con l’onere di una % “lasciata” in base ai lavori acquisti (vedi le esemplificazioni, già affrontate)
  • Con obiettivi e strategie di sviluppo condivise a reciproco supporto e beneficio; questo grazie alla presenza di realtà qualificate, con referenzialità dimostrabile , con strumenti e metodologie a reale beneficio del gruppo. Nuovo soggetto, attivo e dinamico, non un’aggregazione di imprese impegnata nella difesa dei “propri singoli e piccoli orticelli” (pensiamo anche a procedure e regole interne tese a contrastare la “concorrenza sleale”)
  • Infine alcune note “cautelative” suggerite a supporto di un simile progetto:
  1. Il limite delle dimensione eccessivamente ridotte
  2.  La presenza di soggetti di “dubbia” reputazione imprenditoriale (correttezza, affidabilità, competenze inadeguate, carenze qualitative nell’esecuzione lavori, ecc.)
  3. Con un assetto “equilibrato” (focus sia tecnico che commerciale)
  4. Volontà nell’allargamento-sviluppo di attività tecnologicamente evolute
  5. Attenzione nella definizione del parco soggetti partecipanti, sia sul piano della “non predominanza”, sia su quello della presenza reale di soggetti capaci di sviluppare le attività correlate agli obiettivi di crescita e sviluppo

C. Brevi note propedeutiche alla “definizione” delle regole e dell’organizzazione.

Impresa di tipo chiuso (vediamola come l’evoluzione dei “vecchi” consorzi).
    Ovvero di un sistema organizzativo evoluto, capace di “aggregare” soggetti attivi, consapevoli dei limiti nell’agire da soli e alla ricerca di un utilizzo funzionale ed aggregante dei servizi altrimenti inaccessibili (acquisti, marketing-commerciale, competenze tecniche specialistiche, ecc.) e di un “riconoscimento” come soggetto in grado di affrontare commesse importanti sul piano dei contenuti, delle dimensioni, dell’affidabilità, ecc.
Organizzazione definita in termini delle regole, della presenza di una guida vera (un direttore generale, anche se superpartes) riconosciuta, in grado di dare spinta e sviluppo, non impegnata solo nelle mediazioni di potere, ecc.

O di tipo aperto o semiaperto, con meno regole rigide, con più spazio al reciproco riconoscimento delle singole competenze lavorativo-professionali.
    Ovvero con un’organizzazione centrata su regole generali e “leggere” (quelle sufficienti per essere riconosciuta come impresa a rete) e avente come perno e cerniera lo spirito dell’aggregazione funzionale tra attori che si riconoscono “bravi tra gli specialisti” e come collante, la libera scelta del miglior partner per “quella specifica commessa”. Professionisti, piccole imprese che si sono già conosciute e misurate su lavori realizzati “assieme”, riconosciuti, da clienti e mercato, come ottime realizzazioni sul piano qualitativo-funzionale (per un certo tipo d’impianto).


 

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